Tutto sommato la nomina di Marisa Laurito come direttore artistico del Trianon a Napoli, fortemente voluta da Vincenzo De Luca, che è socio di maggioranza del teatro di Forcella, non è poi così male. Incontratisi al funerale di De Crescenzo, pare che tra i due sia scoccata una immediata simpatia. La Laurito è un’artista famosa e popolare, legata ad un maestro della televisione come Renzo Arbore, il quale ha tra l’altro rispolverato in termini di swing la vecchia canzone napoletana. Un nome che può portare maggiore visibilità al teatro di Forcella e quindi anche maggiori consensi. Una scelta del resto coerente con la storia del teatro; anche Nino D’Angelo veniva dalla canzone popolare, già cantante neomelodico e poi riconosciuto artista pop. Insomma la nomina della Laurito appare con tutti i crismi di una naturale evoluzione nazional popolare, non tanto lontana da quel ceppo glorioso della sceneggiata e del Teatro 2000, tempio di guappi e sciantose ai tempi dei mitici Mario Merola e Gloriana. Se fosse ancora vivo Leo de Berardinis, si potrebbe rimettere in scena al Trianon “King lacreme Lear napulitane” e tenerlo in piedi per anni come “The Cats” a Broadway. Poichè alla manifestazione di interesse promossa dal teatro, hanno partecipato in molti artisti napoletani – tra cui molti noti e importanti, come Lina Sastri e Gianfranco Gallo – per
accontentare un po’ tutti ( o almeno la Città metropolitana socio al 20% del Teatro) sono stati affidati due progetti a Nello Mascia e Davide Iodice, valenti e stimati artisti del teatro napoletano; il primo con una storia attoriale di impegno lunga mezzo secolo, mitico interprete di “Uscita di emergenza” di Manlio Santanelli e animatore di numerosi progetti teatrali; il secondo promotore di un valoroso teatro sociale come la Scuola elementare del teatro all’Asilo Filangieri. Eppure non sono mancati mugugni e brontolii. Consueta puzza al naso di intellettuali engagés. verso il nazional popolare? In effetti qualcosa che non va c’è, a cominciare dalla manifestazione di interesse bandita dal teatro che non è piaciuta a molti, evidente foglia di fico per coprire una decisione già presa in alto loco. La formula della manifestazione di interesse di solito si utilizza nelle gare d’appalto, o nel caso di un teatro, è più
opportuna nel campo della gestione dove serve a sondare le disponibilità di una impresa ad accollarsi un costo. Nel caso del Trianon, la procedura ha messo in lizza gli artisti inutilmente visto che il risultato finale – preannunciato anzi tempo da indiscrezioni di stampa – ha finito per rappresentare un giudizio mortificante con inevitabili graduatorie di merito e altrettanto inevitabili esclusioni. Un’altra cosa che disturba è inoltre aver messo insieme la nomina di un direttore artistico con l’assegnazione “a latere” di due titolari di progetti artistici, come se la scelta della Laurito si dovesse giustificare con due contrappesi più colti ma subordinati al maggiore “peso” politico del direttore artistico. Insomma il solito pasticcio della politica che deve sempre tenere insieme troppe cose e da cui il rigore è lontano anni luce. Sarebbe bastato seguire una procedura di nomina più lineare, affidando la scelta al Cda, che designa per un triennio un direttore artistico e ne valuta le azioni; poi questa direzione artistica se vuole chiama altri artisti a collaborare alla
definizione di progetti per il teatro. Una modalità del genere avrebbe evitato malumori e sarebbe stata più rispettosa del teatro e degli artisti. Le forme del potere della decisione politica sono sintomatiche di una visione e se la Regione come socio di maggioranza mette più soldi della Città metropolitana, non è detto che le scelte debbano essere il mero risultato di questa differenza di peso. Altrimenti si corre il rischio di fare come Shylock che per un debito in denaro pretendeva di mettere sulla bilancia una libbra di carne. Ma la Regione non è Il mercante di Venezia e un teatro non è una spa. Nel bando del Trianon si dichiarava che la manifestazione di interesse era al fine di favorire la partecipazione del maggior numero possibile di soggetti interessati., che l’avviso non era una “procedura concorsuale con graduatorie o attribuzioni di punteggi, ma solo un giudizio di idoneità”. Dobbiamo forse desumere che gli altri partecipanti non erano idonei e che era più idonea Marisa Laurito? No, forse dobbiamo solo desumere che il vincitore può essere una scelta giusta o azzeccata, ma se si conosce già il risultato, è solo una gara truccata
Marisa Laurito direttore del Trianon, una scelta che fa discutere
